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martedì 30 giugno 2009

Google city tours: la guida turistica su misura

E' stato lanciato da poco un nuovo servizio di Google che permetterà agli utenti di visitare una città impostando percorsi altamente personalizzati. Il suo nome è Google City Tours.

Sostanzialmente attraverso questo strumento è possibile organizzare e pianificare al meglio le visite turistiche presso le principali attrazioni delle città, senza rischiare così di perdersi o di sbagliare strada.

E' sufficiente digitare la città preferita e automaticamente vengono mostrati sulla mappa i principali luoghi d'attrazione, monumenti e musei che si possono visitare. Non solo, potremo personalizzare il tour anche in base al tempo a disposizione, il tipo di itinerario (includendo od escludendo alcuni luoghi a noi graditi o meno) e di conseguenza la lunghezza del medesimo.

Ad esempio, questo è il City Tour suggerito per Roma (ma potrete viaggiare comodamente seduti a casa vostra anche a New York, San Francisco, Dublino e Londra) : otto tappe in un giorno a partire dal Museo Centrale del Risorgimento, passando per la Casa di Goethe e la Galleria D’Arte Antica.

Vengono suggeriti anche tempi di permanenza per ogni tappa: di default 60 minuti, ma può essere aumentato o diminuito a piacimento tramite l'utilizzo dell'apposita scheda.




Ad ogni variazione introdotta, viene elaborato un nuovo tour aggiornato.



Nel menù “Change Date” si può stabilire la durata della permanenza, mentre in quello “Add/Remove sights” si possono selezionare altre località di nostro interesse.





Se volete un consiglio spassionato è sempre meglio personalizzare il Tour, in quanto i percorsi suggeriti da Google sono poco affidabili. Vedi ad esempio gli errori riguardo gli orari di apertura dei musei: per il servizio Villa Borghese dovrebbe essere aperta dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 17.00, quando invece è aperta dal martedì alla domenica, dalle 8.30 alle 19.30.

Certo, come ogni prodotto con marchio Google Labs, anche questo è in fase sperimentale (versione beta) e decisamente acerbo. Basti pensare alle attuali funzionalità molto limitate che consentono di esplorare soltanto poche città (in prevalenza metropoli) lasciando fuori alcune delle più rinomate e ricche di arte, storia e cultura (pensiamo ad Atene, Parigi o Madrid).

In futuro però potrebbe riservare non poche sorprese integrando informazioni sugli eventi previsti in città (opere teatrali, concerti, manifestazioni sportive di rilievo, rassegne culturali e film in uscita nelle sale) così da poter programmare un tour più completo.

Inoltre, a mio avviso, non sarebbe male un'associazione con Google street view per ottenere immagini delle strade da percorrere e con panoramio per visualizzare magari le principali opere d'arte esposte in un museo e perché no, un bel video di presentazione scaricato direttamente da Youtube con approfondimenti e curiosità raccomandato dagli utenti.

Come suggerito poi da alcuni blog tra cui tourmarketing.it l'eventuale estensione di Google City Tours nell'ambito della ricettività e degli esercizi pubblici (hotel, bar, ristoranti, pub, pizzerie ecc...) potrebbe aprire un nuovo ed imprevedibile scenario nel settore del web marketing turistico (qui uno dei blog più completi e aggiornati in materia), con la possibilità per l'utente di costruirsi, passo dopo passo, la vacanza ideale, dalla prenotazione dell'hotel più vicino al centro città alla cena nel ristorantino giapponese che gli piace tanto.

Ricordiamo che il settore del web marketing applicato al turismo è sicuramente uno dei più floridi e in ascesa dal punto di vista economico. Dunque ogni sforzo compiuto in questa direzione non può che portare ad un notevole vantaggio sui concorrenti.

Vedremo se Google saprà apportare quei miglioramenti che renderanno l'applicazione competitiva sul mercato e in grado di assolvere ad un ruolo come quello della guida turistica on line (ricerca e localizzazione di luoghi e servizi utili) assolutamente fondamentale in una società globalizzata come la nostra.

sabato 30 maggio 2009

Philips: l'importanza del marketing virale ed esperienziale nella creazione dell'immagine aziendale

Proprio ieri sono venuto a conoscenza di questa interessante competizione ad accesso gratuito per rilanciare l'immagine di Philips sul Web. Chiunque può partecipare al concorso creando il proprio video per recensire uno o più prodotti Philips o più semplicemente per sponsorizzare il brand con idee innovative e fuori dall'ordinario.


Film Director Chair - Be protagonist with your winning ideas

L'originalità sarà infatti il principale elemento di valutazione insieme alla coerenza con le linee guida e l'impatto visivo ed emozionale sui consumatori, che dovrà essere tale da convincerli a visitare il sito dell'azienda olandese. Ricordo che la stessa opera nei più svariati settori (radio e tv, illuminazione, microprocessori, diagnostica medica, piccoli elettrodomestici) e ha sede in mezza Europa. Si distingue da sempre per la professionalità e la volontà di guardare oltre spingendosi ai confini del marketing fino ad adottare tecniche quali marketing virale o esperienziale.

Obiettivo primario di quest'ultima strategia di marketing sta nell'individuare che tipo di esperienza valorizzerà al meglio il prodotto: secondo Schmitt esistono cinque diversi tipi di esperienza (da lui detti SEMs, o Strategic Experiential Modules):

SENSE experiences ovvero esperienze che coinvolgono la percezione sensoriale;
FEEL experiences ovvero esperienze che coinvolgono i sentimenti e le emozioni;
THINK experiences ovvero esperienze creative e cognitive;
ACT experiences ovvero esperienze che coinvolgono la fisicità;
RELATE experiences ovvero esperienze risultanti dal porsi in relazione con un gruppo.

Ognuna di queste esperienze consentirà di mantenere un rapporto duraturo e fidelizzato con il cliente grazie al ricordo positivo che rimarrà impresso nella sua mente e verrà immediatamente richiamato ogni qual volta il medesimo si ritroverà di fronte alla stessa situazione o al particolare prodotto (un po' come la madaleine ne Alla Ricerca del Tempo Perduto di Marcel Proust).

L'esperienza provata nell'ammirare l'ultimo televisore al plasma magari seduti su un comodo divano all'interno del negozio permetterà di guardare i programmi in onda sul televisore come se fossimo a casa nostra. In questo modo sarà più facile giudicare la reale bontà del prodotto e parimenti crescerà la voglia di visitare nuovamente il luogo dotato di questi comfort.


Philips exhibition point


E' chiaro che aggiungendo un bar o inserendo il punto vendita all'interno di un centro commerciale completo di parcheggio, cinema e ristorante la nostra offerta risulterà sempre più appetibile per il consumatore che in una volta sola potrà vivere tante esperienze diverse. Senza nemmeno spostarsi avrà tutto a sua disposizione e non avrà la fretta tipica di chi si reca in centro a far compere con tutte le conseguenze del caso (impossibilità si scegliere tranquillamente prodotto).

La presenza sul mercato può essere rafforzata anche tramite l'inserimento di spazi espositivi nel corso di eventi di grande respiro e richiamo di pubblico.

Esempio su tutti è stata la partecipazione di Philips nel 2008 al Rimini Wellness la fiera che ha come fulcro la ricerca di soluzioni e la presentazione di attrezzature per migliorare la salute e il benessere fisico delle persone. Lo stand in quella occasione è stato letteralmente preso d'assalto sia per la qualità dei prodotti che per la professionalità degli addetti alla vendita che hanno saputo catalizzare l'attenzione del pubblico proponendo un linguaggio semplice, chiaro ed esaustivo.


Philips at Rimini Wellness (2008)

Sembra essere questo il segreto di questa nuova forma di marketing, capace di coinvolgere e stupire, sorprendere il consumatore a tal punto da far si che sia lui ad avvicinarsi all'azienda, proponendo in prima persona possibili migliorie e modifiche utili a rendere ancora più competitivo il prodotto. Ciò rientra in quel rapporto sempre più stretto e paritario che va creandosi tra marca e consumatore, vero e proprio attore della produzione aziendale e non passivo acquirente. I suoi preziosi consigli potranno essere utilizzati dal reparto di ricerca e sviluppo e se corretti venire tranquillamente implementati nei prodotti in un'ottica opposta al passato che vedeva la clientela come spettatore da conquistare, catturare, convincere.

La conoscenza del consumatore diventa quindi fattore determinante per il successo dell'azienda che dovrà tenere conto dei giudizi di una nuova figura del mercato decisa, competente, selettiva esigente e sopratutto consapevole di tutte le caratteristiche del prodotto tanto da superare a volte le competenze degli stessi produttori (customer knowledge marketing).

E' chiaro quindi come nel marketing il contributo del consumatore sia diventato sempre più importante tanto da spingere imprese come Philips ad affidare ai consumatori buona parte della loro Web-reputation. Vedi questo contest in cui ogni creativo è chiamato ad esprimersi senza eccessivi vincoli o limitazioni per confezionare la prossima campagna virale dell'azienda.

Una bella vetrina per chi vince e un notevole risparmio in termini di risorse finanziarie e temporali per Philips che nel giro di 1 mese potrà puntare sul video che incontrerà il favore del più attendibile interlocutore in chiave business: gli stessi consumatori.

Per tutte le info sul concorso visitate questi siti:


Divertitevi avete tempo fino al 21 Giugno per postare le vostre idee vincenti.

mercoledì 29 aprile 2009

Web Semantico: un futuro privo di barriere

E' quello che auspica Tim Berners Lee nel discorso che ha aperto ufficialmente la diciottesima conferenza mondiale www, patrocinata dal W3C che quest'anno si svolge a Madrid.

Il W3C è l'organismo internazionale da lui fondato nel 1994 al MIT (Massachusetts Institute of Technology) per portare al massimo livello le potenzialità della rete. Tra le sue linee guida troviamo l'accesso universale alle informazioni, l'usabilità, la fiducia (trust) su cui dovrà basarsi il web prossimo venturo (il cosiddetto Web Semantico) e l'interoperabilità tra sistemi differenti.

Fil rouge della presentazione è stato appunto la riproposizione di questi capisaldi imprescindibili per lo sviluppo positivo del Web. L'assenza di barriere, come obiettivo ultimo per garantire a tutti una maggiore facilità di fruizione dei dati e della conoscenza umana per gran parte oramai assoluta protagonista dell'universo internet.

Per capire meglio l'idea di Tim Berners Lee guardate questo video che illustra in maniera piuttosto chiara ed efficace la sua visione sul Web del futuro.


Tim Berners Lee's talk for the 20th anniversary of the web: open, linked data

lunedì 23 marzo 2009

Aquaring: il mondo acquatico a tua disposizione

Il 26 marzo 2009, presso l'Acquario di Genova, si terrà il convegno finale del Progetto Aquaring, al quale la Facoltà di Scienze della Formazione ha partecipato attraverso il contributo fattivo di uno dei suoi dipartimenti, il DISA.


Figura_1 - Aquaring portal logo

(http://www.aquaringweb.eu/)

Il più grande portale europeo sulle risorse marine. Il progetto che ha come obiettivo quello di creare il più ampio portale online europeo multilinguistico dedicato all’ambiente acquatico e alle sue risorse, è partito ufficialmente il 1° ottobre 2006, all’interno di eContentplus, il programma dell’Unione Europea che punta a rendere i contenuti digitali in Europa maggiormente accessibili e utilizzabili per tutti i cittadini.

Proprio in questi giorni, dopo 30 mesi, è stata caricata la versione definitiva del portale (che comunque in ottica web 2.0 è destinata ad essere ampliata e aggiornata di continuo).

Il mondo acquatico in tutte le sue forme. Aquaring – acronimo di Accessible and Qualified Use of Available digital Resources about aquatic world In National Gatherings - è costato complessivamente circa 3,6 milioni di Euro, di cui 1,8 milioni finanziati dalla Commissione Europea.


Figura_2 - Tartaruga marina - Sea Turtle from Aquarium of Genoa


È uno dei 19 progetti ad essere stato selezionato tra i 240 presentati nel 2006 per il programma eContentplus ed ha ottenuto un punteggio molto elevato, ottenendo uno dei maggiori finanziamenti.

Ha coinvolto inizialmente 6 Paesi - Italia, Belgio, Francia, Lituania, Spagna e Paesi Bassi - e diverse strutture che hanno sviluppato nel tempo know-how e competenze scientifico-divulgative e tecniche di alto livello: l’Acquario di Genova, in qualità di coordinatore del progetto ed esperto scientifico fornitore di contenuti, il Museo di Scienze Naturali di Bruxelles, il Centro Nazionale del Mare Nausicaa di Boulogne-sur-Mer, lo Zoo di Rotterdam, il Museo del Mare Lituano, tutti esperti scientifici fornitori di contenuti, ECSITE – Network europeo di musei e centri scientifici che raggiunge potenzialmente un pubblico di 30 milioni di visitatori – incaricato della divulgazione e sensibilizzazione, SOFTECO Sismat SPA di Genova, realizzatore e gestore dell’infrastruttura di gestione e distribuzione dei contenuti digitali Fondazione Robotiker, istituto di ricerca spagnolo responsabile della definizione dei campi semantici necessari alla creazione della struttura del motore di ricerca, il Dipartimento di Scienze Antropologiche dell’Università di Genova, incaricato della valutazione dell’efficacia del progetto e della sua valenza educativa.

Condivisione dei contenuti, usabilità e accessibilità. Questi i risultati raggiunti dal gruppo di ricerca internazionale:

• Creazione di un portale di accesso comune a livello europeo per l’informazione e la scoperta degli ambienti acquatici e delle loro risorse, con particolare riferimento alla conservazione e alla gestione ambientale sostenibile, che permetta di aumentare la fruibilità e le possibilità di sfruttamento del patrimonio di contenuti su supporto digitale disponibili nelle varie strutture;

• Definire le principali caratteristiche del pubblico, le loro esigenze informative ed identificare il metodo per valutare l’efficacia della fruizione dei contenuti e l’efficacia educativa del progetto.

Fasi evolutive. Ecco in sintesi le principali tappe che hanno portato alla realizzazione di Aquaring:

Il progetto è cominciato con l'individuazione dei profili dei potenziali utilizzatori, delle necessità informative e di contenuti. Per definire un’offerta che soddisfi queste richieste, le strutture fornitrici di contenuti hanno esaminato il proprio patrimonio digitale per reperire i documenti di testo, i file audio, le immagini, i video e ogni altro documento digitale che potessero dare una visione interdisciplinare e completa del mondo legato all’ambiente acquatico.
Da una prima stima, il portale sembra contenere oltre 200.000 file.
In seguito sono stati definiti criteri comuni di selezione, catalogazione e condivisione dei contenuti sia in termini di tipologia di file digitali, sia in termini di descrizione semantica del dominio.


Figura_3 - Pesci pagliaccio - Clown Fishes

Parallelamente, è stata costruita un’infrastruttura informatica che consentirà l’accesso distribuito ai contenuti, la navigazione e la ricerca consentendo percorsi di analisi e di auto-apprendimento personalizzati per i diversi profili di utilizzatori, in modo da renderli fruibili ai diversi pubblici.

Tramite il portale di Aquaring è possibile effettuare articolati percorsi culturali nei vari aspetti delle tematiche legate all’ambiente marino, integrando i contenuti provenienti da varie fonti, programmare attività di approfondimento che comportino anche visite dirette alle strutture, fare ricerche personalizzate sui diversi temi legati al mondo acquatico, scaricare i file di interesse, stabilire contatti con le strutture fonti dei contenuti.

Diversi profili per diversi visitatori. Il portale presenta accessi differenziati per i diversi profili di utilizzatore – pubblico generico, scuole e università, insegnanti, scienziati e ricercatori, operatori turistici, musei, acquari e altri centri scientifici, giornalisti ed è dotato di un’interfaccia multilinguistica, un traduttore delle parole chiave per le ricerche tematiche, ed altri servizi che semplificano molto la navigazione e la consultazione.

Nuovi partners per nuove sfide. In un’ottica di integrazione europea, grazie ad Aquaring si riusciranno a condividere i numerosi dati e informazioni che altrimenti rimarrebbero settorializzati e patrimonio delle singole strutture. Ai partners coinvolti inizialmente, si sono uniti recentemente anche altri fruitori di contenuti tra i quali: il Museo Civico di Storia Naturale G.Doria, la Fondazione Idis Città della Scienza, il World Ocean Network, l'Aquarium Mare Nostrum di Montpellier, il Museo Nazionale dell'Antartide, il Center of Marine Research e la Fondazione Acquario di Genova.

Italia protagonista e non semplice comparsa. Questo testimonia la grande validità del progetto di ricerca, che ha saputo conquistare la fiducia di numerose organizzazioni scientifiche sparse in tutta Europa. Motivo di orgoglio poi la partecipazione dell'Università di Genova tra i partner che hanno promosso e concretizzato l'iniziativa, a riprova che la ricerca italiana, almeno in ambito informatico, è tutt'altro che marginale a livello europeo.

Da sottolineare anche l'impegno dimostrato dall'Acquario di Genova che si è fatto promotore e coordinatore di questo progetto innovativo, perché risponde alla sua missione che lo vede da sempre impegnato a sensibilizzare ed educare il grande pubblico alla conservazione, alla gestione e all’uso responsabile degli ambienti acquatici attraverso la conoscenza e l’approfondimento delle specie animali e dei loro habitat.

Per approfondimenti o curiosità:
http://www.aquaringweb.eu/press.html

Fonte/Source of the original article:

lunedì 2 marzo 2009

L'industria italiana tra presente e futuro

Figura_1 - Wearable Computer Concept (http://www.eurotech.com/EN/innovation.aspx?pg=wearable)

Ieri sera ho assistito ad un'interessante trasmissione su Raitre, dal titolo Presa diretta. Il programma, condotto dal giornalista Riccardo Iacona ha il merito di raccontare con semplicità e chiarezza la realtà che ci circonda, approfondendo di volta in volta un argomento di attualità.

Il tema dell'ultima puntata aveva come filo conduttore l'innovazione e la ricerca italiana ed in particolare le meraviglie tecnologiche che escono dalle nostre imprese e sono esportate in tutto il mondo.

Il coraggio di provarci. E' molto incoraggiante vedere degli imprenditori che in piena crisi decidono di investire in ricerca e sviluppo gran parte del loro fatturato per offrire prodotti di indubbia qualità, pensati per essere utili ai cittadini e rispettare l'ambiente. Non solo per i risultati eccellenti, ma per le possibilità lavorative che si vengono a creare con l'avvio di questi ambiziosi progetti.

Ecco una rapida sintesi della puntata andata in onda ieri che comunque potrete rivedere in versione integrale sul nuovissimo portale rai.it ("Futuro").

FUTURO
Sfiducia o barlumi di speranza nonostante la profonda crisi mondiale?

Prosegue il racconto di “Presadiretta” affrontato nella scorsa puntata dal titolo “Senza Lavoro”, ma con una prospettiva opposta. Dove “Senza Lavoro” aveva sottolineato tutte le debolezze e le ferite del nostro sistema produttivo, con “Futuro” Riccardo Iacona e gli inviati della trasmissione metteranno in luce tutta la genialità e la creatività italiana ancora vitali e ben presenti in settori poco noti della nostra produzione industriale.

Il reportage che identifica tutta la puntata è il viaggio di Riccardo Iacona in alcune aziende che, non solo non ricorrono alla cassa integrazione per gli operai e gli impiegati, ma assumono personale, investono nella ricerca, hanno bilanci non solo in attivo ma in crescita nonostante la grave crisi economica.

Leggere il genoma umano. Il percorso inizia dalla Ad Medica di Aldo Cerruti un'importante azienda del settore delle biotecnologie che da' lavoro a 145 persone: in piena crisi hanno addirittura aperto una nuova società, la Genomnia, con tanto di laboratorio scientifico.

Con il fatturato in crescita si sono potuti permettere il lusso di assumere ricercatori e investire milioni di euro nell'impresa: hanno acquistato, primi in Italia, una macchina in grado di leggere in una settimana il genoma umano, l'impronta genetica di qualsiasi essere vivente. Le applicazioni sono tantissime: potranno essere scoperti geni che sono alla base di importanti malattie e potrà essere studiata l'azione di nuovi farmaci.

Biotech contro il cancro. A Milano le telecamere sono entrate con Riccardo Iacona alla Molmed - la società italiana che in collegamento con l’Ospedale San Raffaele di Milano, studia nuove terapie antitumorali. I protagonisti del reportage raccontano il percorso delle nuove frontiere della ricerca medica: dal laboratorio alla sperimentazione clinica fino alla commercializzazione di nuovi farmaci che determinano per il futuro un approccio rivoluzionario alla lotta contro i tumori.

Figura_2 - Leucemia, terapia genica in aiuto al trapianto. Le due strategie abbinate (in sigla: terapia TK) permettono di curare le neoplasie acute ad alto rischio, quando manca un donatore compatibile

Per saperne di più:

http://www.corriere.it/sportello-cancro/articoli/2008/01_Gennaio/23/leucemia_tk.shtml

Nanotecnologie e computer da polso. Il percorso nell’Italia che funziona prosegue in Friuli all’Eurotech una vera e propria “fabbrica di idee” dove nelle varie divisioni d’azienda si progettano nano computer, computer indossabili e dove sono stati creati i sistemi informatici che hanno facilitato il voto elettronico ai disabili in USA.


Figura_3- Eurotech NanoPc

Energia pulita: le fabbriche del sole. In Umbria invece protagonista sarà Angelantoni Industrie che, dopo varie tappe di produzione industriale, oggi cambia ancora pelle puntando con la ricerca energetica sull’energia solare oltre i 600 gradi centigradi. Il gruppo ha infatti in cantiere, nei pressi del suo quartier generale di Massa Martana, uno stabilimento che produrrà, su licenza Enea, tubi ricevitori solari ad alta temperatura, per le centrali del solare termodinamico, la tecnologia per l’energia rinnovabile messa a punto dal Nobel Carlo Rubbia.

Un esempio concreto di questi studi è la centrale solare che rappresenta il cuore pulsante della nuovissima “Città delle comunicazioni” di Telefónica de España.

Disegnata dall’architetto Rafael de la Hoz, e ubicata a Las Tablas, zona nord di Madrid, potrà ospitare fino a 14.000 persone.

I quattro edifici principali sostengono il più grande tetto solare d’Europa, più di un chilometro di lunghezza, 16.600 pannelli fotovoltaici che genereranno un massimo di 3 MW e produrranno 3.6 GW all’anno. La struttura permetterà di risparmiare il 15% di riscaldamento in inverno e il 34% di aria condizionata in estate e costerà la bellezza di 21.8 milioni di Euro.


Figura_ 4- Il tetto solare che ricoprirà l'avveniristico Telefonica Business Park


Ed è in Toscana, a Scandicci che la Electrolux, fabbrica del freddo per eccellenza a un passo dalla chiusura causata dalla concorrenza asiatica, e’ stata convertita in fabbrica del sole con la produzione di pannelli fotovoltaici.

Grazie allo sforzo e alla collaborazione di operai, sindacati e l’impresa Energia Futura, con la decisiva mediazione di sindaco e regione, sono stati scongiurati 370 licenziamenti e si è cosi rilanciato un patrimonio professionale ed economico sul settore delle energie rinnovabili.

Motorola e le mille difficoltà dei medici e delle famiglie italiane. Gli inviati Silvia Pizzetti e Vincenzo Saccone sono andati tra i professionisti in crisi. A Torino gli ingegneri che lavoravano al centro di ricerca Motorola, destinato dalla multinazionale americana alla chiusura, sono riusciti a salvare con la loro coesione e determinazione l’azienda e il loro futuro.

Vincenzo Saccone ha raccolto lo sfogo dei molti medici alle prese con le difficoltà dovute ai tagli nella sanità mentre Vincenzo Guerrizio ci mostra le famiglie che lottano contro i debiti a Genova, città particolarmente colpita dai conti in rosso di famiglie e commercianti.

martedì 17 febbraio 2009

Comunicare la salute: nasce la mobile Health

Tre importanti fondazioni, United Nations, Vodafone e Rockefeller hanno deciso di unire le forze per fondare un'Alleanza Sanitaria Mobile, con l'intento di riunire i progetti ideati per migliorare la fornitura di cure mediche nel mondo, utilizzando la tecnologia mobile.

Scopo primario dell'accordo è quello di ridurre la frammentazione delle iniziative già esistenti, coordinando gli interventi umanitari di governi, associazioni no-profit e aziende di telefonia.

Una campagna globale. E' il primo passo verso la nascita della cosiddetta "mHealth" (mobile Health), un termine coniato di recente per identificare proprio questo nuovo filone di applicazioni, apparso in un articolo pubblicato da Bbc News.

Per mobile Health si intendono le iniziative tese a connettere tra loro i territori più remoti e i centri urbani, con l'ausilio di tecnologie Gps e wireless, perché le cure possano essere somministrate al maggior numero di persone possibile. Per esempio, inviando nei villaggi gruppi di paramedici a bordo di furgoni attrezzati, in modo da coprire vaste aree e rimanere in contatto con i medici, dai quali ricevere le opportune istruzioni.

Figura_1 - Dispositivi per la mobile Health studiati da IBM - mobile Health IBM Toolkit

Troppo spesso infatti la lontananza dai centri abitati, dove opera l'80% dei medici, ha comportato la perdita di vite umane.

Solo in India, 1 milione di persone muore a causa dell'assenza dei servizi sanitari essenziali nei villaggi rurali.

L'era della mobilità. La crescente diffusione dei cellulari anche nei paesi in via di sviluppo, ha trasformato il telefonino in un potente mezzo di prevenzione, con l'invio di sms mirati all'educazione sanitaria e contenenti consigli per la profilassi contro l'Aids.

In Uganda, l'iniziativa ha portato al 33 per cento in più di chiamate ai numeri dedicati all'assistenza medica.

Un'altra soluzione di sicuro interesse ha visto l'installazione di un sensore sulle bottiglie di medicinale in Sud Africa, insieme ad una Sim card, per avvisare il personale sanitario se i pazienti stavano prendendo i loro farmaci anti-tubercolotici oppure no. La percentuale di persone che, grazie al monitoraggio, ha continuato a seguire regolarmente la terapia loro assegnata è salita esponenzialmente, dal 22 al 90 per cento.

Figura_2 - Funzionamento dispositivo per controllare l'assunzione di farmaci- SimPill dispenser function

Uno strumento utile ma non indispensabile.Tuttavia, come ci ricorda uno degli ultimi rapporti sull'uso delle tecnologie informatiche in medicina, dal titolo: "Computational Technology for Effective Health Care: Immediate Steps and Strategic Directions", in cui sono stati analizzati i sistemi di cui si avvalgono 8 tra gli ospedali americani più informatizzati, non dobbiamo cadere nell'errore di vedere la tecnologia come la panacea di tutti i mali che affliggono la gestione dei dati e l'applicazione delle cure mediche.

Come infatti conferma il quotidiano Le Monde, la tecnologia non deve essere considerato se non uno strumento secondario, quando non dà prova di poter migliorare concretamente la qualità delle cure.

La corretta automazione delle procedure ospedaliere non dovrebbe essere una scusante per giustificare la presenza di eventuali carenze diagnostiche o problemi di ordine organizzativo.

Il paziente prima di tutto. Dallo studio emerge, invece, la proposta di ri-orientare tali sistemi, in modo da rimettere al centro dell'interesse non la gestione dei dati, ma il paziente e l'aiuto che i medici possono ricevere dalla tecnologia per capirne le esigenze. Per esempio, sfruttando modelli virtuali, come quelli giunti già ad uno studio avanzato in alcuni centri di ricerca statunitensi.

La versione originale della notizia è recuperabile sul sito della Stampa, nella sezione tecnologia, a cura di Anna Masera, dove sono presenti ulteriori spunti di approfondimento sul tema medicina e ICT.

venerdì 30 gennaio 2009

La musica ai tempi dei social network

Non ci crederete, ma i negozi di musica oramai sono passati di moda. Vi ricordate, quando appena adolescenti e molto emozionati avete acquistato il vostro primo cd, varcando la porta di un mondo magico, pieno di suoni, luci e colori?.

Da allora, sono stati compiuti molti passi in avanti, e il mondo della musica ha dovuto adattarsi alle rivoluzioni tecnologiche per sopravvivere. Molti gruppi hanno pensato di cavalcare l'onda dei nuovi media ma non tutti hanno saputo cogliere il momento più opportuno, mancando l'appuntamento con il successo.

Il coraggio di cambiare musica. Questo non è certo il caso dei Groove Armada che, spiazzando sul tempo altri cantanti più o meno famosi, hanno capito come unire la passione per la musica, il business e le meraviglie offerte dal Web 2.0.



Figura_1 - Groove Armada

Da circa una settimana, il duo inglese ha infatti pubblicato il suo nuovo ep, un minidisco di quattro canzoni. Solo che - almeno per ora - non lo si trova in nessun negozio, né fisico né digitale. Bisogna invece passare attraverso un social network creato ad hoc dai nuovi produttori e mecenati della band d'oltremanica, l'azienda produttrice di bevande alcoliche Bacardi.

Il potere della community: dal web marketing al social marketing. Iscrivendosi al sito http://www.bliveshare.com/ si ottiene il diritto di scaricare il primo MP3 (la canzone Go), entrando così a fare parte della community. Per aver accesso alle altre tre canzoni del disco è invece necessario coinvolgere altri fan. Come? Con tutti gli strumenti resi popolari dal Web 2.0. Inviando email, pubblicando widget sui propri blog, attivando un'applicazione dell'ormai immancabile Facebook.


Figura_2 - Social media marketing

Una nuova figura: il mecenate digitale. Il progetto riserva molti aspetti interessanti, a cominciare dal legame innovativo tra i Groove Armada e Bacardi.

Questo rapporto di sponsorizzazione è molto lontano dai tipici modelli commerciali: l'azienda diventa infatti una sorta di mecenate digitale dell'artista, finanziando tutte le sue attività artistiche e sostituendo di fatto le case discografiche tradizionali: la registrazione delle canzoni, la distribuzione dei brani, il management dei concerti (con la partecipazione dei Groove Armada a serate e dj set organizzate da Bacardi), tutto in pratica è pianificato in sinergia con lo sponsor.

Figura_3 - Bacardi Social Poster Event

Vantaggi e svantaggi del nuovo corso. E' un contratto davvero unico, che apre scenari di non facile interpretazione. Se da una lato i vantaggi sembrano essere molti - sia per le aziende in cerca di visibilità, che per gli artisti in cerca di finanziamenti e supporto - dall'altro non possiamo sottovalutare alcuni rischi.

Libertà artistica e scomode intrusioni. Fino a che punto intervengono i cosiddetti neo-mecenati nella creazione artistica? I Groove Armada sono totalmente liberi di comporre la propria musica o dovranno inserire qualche riferimento a rum e affini qua e là nelle loro canzoni? (un po' come i pittori rinascimentali rappresentavano nei loro quadri le figure dei propri committenti?).

Condividere responsabilmente. Non c'è il pericolo che fan troppo "zelanti" riempiano le caselle degli altri utenti di spam al solo fine di aggiudicarsi l'agognato premio (che consiste nell'ascolto di tutti i brani del disco) ?.

In un contesto in continua evoluzione come quello del Web, dobbiamo prepararci all'avvento di situazioni come questa, perennemente in bilico tra ciò che di solito si considera positivamente (la condivisione, la comunicazione, la partecipazione) e ciò che viene visto negativamente (la pubblicità e il marketing insistente e infestante).

Starà agli artisti e ai loro manager studiare soluzioni che non facciano pendere troppo l'ago della bilancia da una parte o dall'altra. E saranno poi gli utenti a premiare le iniziative migliori e rigettare quelle più invasive.

La centralità delle persone. Resta un'ultima considerazione: gli organizzatori di B-Live Share incitano i membri della community a far circolare le quattro canzoni protagoniste dell'operazione nel Web. L'invito è abbastanza diretto: sono MP3 e sono liberi, condivideteli! Come a voler dimostrare che il valore di mercato della musica registrata (almeno su Internet) rasenti quasi lo zero. Ciò che conta sono le persone. E' a loro che va attribuito il giusto peso, come veicolo primario del messaggio musicale.

Analogie e differenze con i mezzi di comunicazione tradizionali. E' un meccanismo che riflette molto gli schemi della tv commerciale. I contenuti (i programmi o le canzoni) sono gratis. Il valore sta tutto nel numero di persone che si radunano attorno a uno schermo (della tv o del pc). L'equazione però deve tener conto della grande diversità tra i due media per poter funzionare correttamente.

Gli utenti del Web 2.0 non sono passivi come i telespettatori. Spesso producono da sé i contenuti che poi condividono (user generated content).


Figura_4 : Prosumer interactive model

Conquistarli non è facile come sembra. Soprattutto se il marketing dà l'impressione di preferire il sopravvento sui contenuti e su quella che è davvero la chiave di volta della nuova rete: l'esperienza dell'utente. A questo punto, regalare canzoni potrebbe non bastare per catturare l'attenzione dei navigatori.

L'esperienza dell'utente come chiave del successo. I nativi digitali non si accontentano di subire passivamente un contenuto ma vogliono soprattutto essere protagonisti interagendo continuamente con l'applicazione che stanno sperimentando.

Da qui la necessità di rivedere le strategie di diffusione del messaggio creando percorsi di navigazione intelligenti e mai banali o invadenti, nell'ottica di una condivisione "responsabile", che non vada a infastidire chi non è interessato al prodotto.

 
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