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mercoledì 15 settembre 2010

Fare Start-up in Italia è davvero possibile?

Qualche giorno fa Augusto Marietti fondatore di Mashape, una start-up che come recita la pagina dedicata su StartupCloud punta a rivoluzionare il mondo delle applicazioni Web, si è lasciato andare in un lungo sfogo, subito raccolto e diffuso in un post intitolato: Lettera aperta all'Italia, investitori e start-up.

Quel che mi ha colpito di tutta la vicenda, a parte la determinazione dimostrata da Augusto, disposto insieme ai suoi soci ad emigrare pur di realizzare la propria idea imprenditoriale, è il dibattito enorme che ha generato l'articolo, che ad oggi conta quasi 200 commenti ed ha prodotto una serie di rimandi e discussioni in tutta la blogosfera.

Ovviamente tema centrale è stato "abbandonare il Paese o rimanere per provare a migliorarlo?". E ancora "E' proprio impossibile lanciare una start-up in Italia?". Da qui sono iniziati confronti a non finire tra i vari partecipanti, con polemiche più o meno accese, consigli, suggerimenti. Ciò che però è stato molto gradito dai più è stato il tentativo di non fermarsi alle prime difficoltà, raccontando le proprie esperienze positive o negative (perchè anche quelle aiutano a crescere).

Da qui la decisione da parte di alcuni di trasformare la discussione in un portale, jumpstartup.it dove condividere le proprie conoscenze e dare spazio ai casi di successo finora rimasti sconosciuti. Ma non solo: si parla della creazione di un'enciclopedia stile wiki per riunire le principali voci utili al futuro imprenditore per comprendere meglio concetti, soprattutto all'inizio, davvero ostici. Una sezione news ed eventi per aggiornare gli utenti su tutte le principali occasioni di incontro e networking tra gli startupper.

Un'area dedicata allo scambio di idee e alla richiesta di consulenze su tutti i temi chiave che consentono all'azienda di nascere come IT, Marketing e vendite, Financial, Legal. E molto altro ancora...


Italian startupper working together to make value

Appena sarà pronto il portale rappresenterà una vera e propria miniera di contenuti indispensabili per avviare un'impresa partendo da zero. Credo che i presupposti ci siano tutti, vedremo come evolverà la cosa. Ad ogni modo quello che mi preme sottolineare in questo post, è che finalmente qualcosa si sta muovendo anche in Italia.

Le iniziative tipo Working Capital che prima sembravano riservate a pochi appassionati, coinvolgono sempre più persone e hanno visto presentare decine di ottime proposte. Certo si tratta di iniziative iper-pubblicizzate che tuttavia non permettono di accedere subito ai finanziamenti, in quanto si deve superare un articolato processo di selezione. E questo, se me lo permettete, non è certo positivo in ottica di mercato, poiché aspettare a lungo vuol dire a volte essere superati dai concorrenti con il risultato di vedere la propria tecnologia diventare obsoleta e non più commercializzabile.

Ma le difficoltà non si limitano a questo. Manca infatti un ecosistema dell'innovazione i cui membri possano sostenersi e aiutarsi per risolvere problemi tipici della fase di start-up (anche se come detto si sta iniziando a fare qualcosa in questo senso).


Costruire l'ecosistema dell'innovazione

E' colpevolmente assente una cultura imprenditoriale che nessuno insegna e si deve imparare sul campo a proprie spese. Sono carenti le fonti di accesso al capitale di rischio e poche le associazioni di business angel come IBAN e IAG. I settori in cui si tende ad investire sono sempre gli stessi (biotecnologie, energie rinnovabili, medico-farmaceutico) con scarsa considerazione per il Web e le nuove tecnologie. La propensione al rischio che c’è negli USA non è paragonabile a quella che si trova in Italia sia per ragioni strutturali che ambientali e socio-culturali.

Questi limiti non devono essere un pretesto per arrendersi o peggio rassegnarsi. Nonostante le difficoltà ci siano, chi ha un'idea deve credere in ciò che fa e iniziare seguendo alcuni semplici passi frutto di varie esperienze personali (maturate con CSTAdvising) e di pareri espressi di persone che ce l'hanno fatta:

1. Avere un'idea bella, ma anche concretamente realizzabile e vendibile. Nessuno finanzierà mai un'idea su power point, nemmeno negli USA. Quindi cercate di fare chiarezza e semplificarla il più possibile, mettete su carta i bisogni che soddisfa, i punti di forza che presenta, il mercato a cui si rivolge. Strutturatela in un business plan completo di un piano economico finanziario. Realizzate un'analisi di fattibilità tecnica e se ve lo potete permettere una demo o un prototipo. Seguendo queste regole di base avrete raddoppiato le vostre chances di essere finanziati.

Su questo blog troverete una guida rapida per redigere un BP con i fiocchi.

2. Costruire un team solido e dotato di competenze trasversali. Se avete soltanto competenze tecniche non farete molta strada. Potrete sviluppare il prodotto ma non saprete venderlo o sarete bloccati ancora prima di cominciare la fase di progettazione non avendo alcun aiuto economico dagli investitori. E' per questo che servono professionalità che coprano i principali ambiti aziendali, dall'ingegnere gestionale per la parte finanziaria e la redazione del bp, all'esperto di marketing e comunicazione, all'avvocato per gli aspetti prettamente legali. Questi ultimi in particolare sono sovente trascurati, benché decisivi al fine della sopravvivenza della start-up anche dopo la fase di costituzione.

3. Rivolgersi ad un mercato vasto con ulteriori margini di espansione. Inutile realizzare un'applicazione troppo complicata o che ha un mercato molto ridotto. Le difficoltà a reperire i finanziamenti vi costringerebbero a lasciar perdere ancor prima di iniziare. Privilegiare quindi, almeno per le prime fasi, il B2C al B2B. Basta vedere i vari Yoox, Liquida, Dada per capire che avere a disposizione una base utenti potenzialmente illimitata è meglio che dover creare la domanda da sé, specialmente se si opera con tecnologie innovative.

4. Partire già con una mentalità internazionale. Uno degli errori pià comuni che si fanno in Italia è quello di voler rimanere ancorati al mercato nazionale o al limite europeo. Niente di più sbagliato. Per avere successo bisogna pensare in grande da subito, moltiplicando così i potenziali clienti e le opportunità di crescita.

5. Credere sempre in ciò che si fa. Perseverare, non abbatersi alla prima difficoltà, se l'idea è valida non tarderà a dare i suoi frutti. Credere sempre per primi in ciò che si fa, essere sicuri e convincenti, cercare di trasmettere la propria passione agli altri.

Per convincere i finanziatori potete attingere da questo post che spiega come sostenere il primo colloquio con chi dovrà decidere o meno di investire su di voi.

6. Fare networking e apprendere gli uni dagli altri. Partecipare ai vari incontri riservati alle start-up per conoscere persone interessanti, preparate per scambiare punti di vista, avere feedback sulla bontà del proprio prodotto, consigli su come migliorarlo. A questo proposito segnalo una delle iniziative più riuscite degli ultimi anni ovvero startupbusiness.it, curata da David Orban CEO di Questar ed Emil Abirascid giornalista da sempre attento ai temi dell'innovazione tecnologica, diventato in poco tempo punto di riferimento per le start-up.

Queste sono solo alcune delle regole che andrebbero a mio avviso seguite per inseguire il proprio sogno e trasformarlo in realtà. Aspetto i vostri preziosi suggerimenti per completare il decalogo dello startupper!

3 commenti:

Paolo Ratto ha detto...

Articolo completo, ricco di spunti importanti. Per quanto riguarda la discussione di fondo ossia la scelta tra dolorosa emigrazione ma con più facilità di imporsi rispetto a restare in Italia sapendo le difficoltà a cui si va incontro, credo che dipenda molto dal tipo di start-up che si vuole creare. Mi riferisco al fatto che il mercato italiano viaggia un pò più lentamente rispetto a quello statunitense ed alcune cose che qui non sarebbero capite, li sono già trite e ritrite. Da qui anche l'imortanza che tu hai sottolineato sulla strategia el'organizzazione. Senza uno studio approfondito di tutte le variabili non si va da nessuna parte nè qui, nè fuori...

strumenti musicali basso ha detto...

in italia siamo sempre arretrati

Gigi Cogo ha detto...

Il problema è legato al concetto di "rischio" che per le banche italiane NON ESISTE, semplicemente NON ESISTE. Restano gli aiuti di stato ma, si sa, quelli vanno ai distretti "fordisti".....e dunque rimaniamo arretrati.

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